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SISSA TRECASALI IN UN CLICK

IL TERRITORIO DI SISSA TRECASALI

Importante centro di pianura, nato dalla fusione dei due orignari Comuni Sissa e Trecasali, la cui economia si basa sull’agricoltura e sull’industria. La popolazione risiede soprattutto nei due originari capoluogi comunali, in cui si registra la maggiore concentrazione demografica, e nelle frazioni di Borgonovo, Casalfoschino, Coltaro, Gramignazzo, Palasone, Ronco Campo Canneto, San Nazzaro, San Quirico, Torricella e Viarolo, oltre che in numerosissime case sparse. Il territorio, molto fertile, perché abbondantemente irrigato, ha un profilo geometrico uniforme, con differenze di altitudine quasi irrilevanti.

Si estende nella parte settentrionale della provincia, a confine con quella lombarda di Cremona, nella pianura padana, nei pressi dei fiumi Po e Taro, tra Torricella del Pizzo (CR), Gussola (CR), Colorno, Torrile, San Secondo Parmense, Roccabianca e Parma.

SISSA

Citata, come Sixa, in un documento della prima metà del XIII secolo, potrebbe derivare il toponimo dal personale latino SECCIUS o SICCIUS, usato al femminile; non manca però chi ritiene che la sua denominazione vada riportata all’aggettivo ugualmente latino SIXIA o SIXA, ‘scissa’, riferito al distacco del territorio da quello di Palasone, di cui aveva fatto parte nell’alto Medioevo e dal quale venne separata a seguito degli straripamenti del Taro. Dal IX al XII secolo, appartenne ai canonici parmensi. Sul finire del 1100, l’imperatore Enrico IV confermò al vescovo di Parma, Obizzo Fieschi, la giurisdizione sulla zona. Passata, nel Duecento, sotto la signoria dei Terzi, fu da questi trasformata in un luogo fortificato, con la costruzione, forse nel XIV secolo, di un castello, contro il quale furono sferrati numerosi assalti e che fu più volte distrutto e ricostruito. Espugnata e devastata da Oberto Rossi, all’inizio del Quattrocento, venne poco dopo riconquistata dai Terzi che, ripresala anche ai veneziani, furono confermati alla guida del feudo. Le liti insorte per la divisione del patrimonio tra i vari eredi, sul finire del XV secolo, segnarono l’inizio della decadenza del casato, che, tuttavia, riuscì a mantenere il dominio sul borgo fino al Seicento. Sotto il profilo storico-architettonico interessanti sono: la villa ottenuta dalle trasformazioni apportate, nel XVIII secolo, alla vecchia rocca dei Terzi, della cui struttura originaria resta solo una torre; la chiesa dell’Assunta, della metà del XV, contenente, tra l’altro, varie tele sei-settecentesche; gli oratori del Crocifisso, di San Rocco e Sancta Maria Salus Infirmorum; la villa Marchi, appartenuta ai marchesi Rangoni; la corte rurale di Sala; la villa Corbellini, del Seicento, a Torricella.

TRECASALI

Sorta in una zona in cui sono ancora ben visibili le tracce della centuriazione romana del terreno, risulta abitata già intorno al secolo XI. Il toponimo, che in documenti medievali compare nella forma Tres Casali, ha una chiara etimologia. Non si hanno molte notizie sulle vicende del borgo che, sul finire del 1100, risulta incluso tra i possedimenti della badessa del convento parmense di San Paolo. In seguito fu assoggettata al dominio dei Visconti, che vi governarono fin verso la metà del XV secolo, quando finì sotto il controllo del comune di Parma, di cui condivise le sorti, passando quindi ai Farnese e ai Borbone La storia successiva alla parentesi napoleonica e al congresso di Vienna, che assegnò il ducato di Parma e Piacenza a Maria Luigia d'Austria, non fa registrare avvenimenti di rilievo, seguendo quella del resto della regione, annesso al regno d'Italia, nel 1860, e attivamente impegnato nella lotta partigiana. Al patrimonio storico-architettonico appartengono: la chiesa di San Michele Arcangelo, del Settecento, in cui si possono ammirare, tra l'altro, alcuni dipinti sei-settecenteschi, di scuola bolognese; un vecchio caseificio, in cotto, circondato da un vasto porticato; la pieve di San Quirico, citata già in documenti dei secoli X e XI e ristrutturata verso la fine del Seicento; la villa Bacchini che, nata forse come fattoria, al tempo dei Farnese, fu trasformata in dimora signorile dai Rossi di San Secondo Parmense, nella prima metà del XIX secolo, lungo la strada che porta a Torrile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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